🇮🇹 Non mi sento al sicuro su internet. Non capisco come sentirmi al sicuro, sono cresciuto, guardando in faccia chi mi parla, adattandomi se parlo ad un amico o a un medico. Quando pubblico niente, parlo ad una stanza buia, potrebbe esserci TUTTO IL MONDO a guardarmi, genitori, sconosciuti, colleghi
E quando è buio che fai, vai cauto. Comunichi in un modo che sia ok per tutti, appiattisci la narrazione, ti riduci al minimo comune denominatore, e se esci dal selciato stai attentino, potrebbe esploderti in faccia.
Considerando che la nostra identità si forma dalla nostra narrazione non mi sembra cosa da poco
Questa cosa pare si chiami Context Collapse, un appiattimento del contesto. grazie a ricercatori come @zephoria per dare un nome alle nostre ansie
🇬🇧 I don’t feel safe on the internet. I don’t understand how to, I grew up, damn humans grew up, talking in a different way to parents, children, bosses, lovers. When I post something online, I’m talking to a dark room. There could potentially be ANYONE there.
What do you do when you are in the dark, you walk carefully, on eggshells. And if you try something different, that has a cost, it could backfire.
Considering our identity is largely built on our narration of ourselves, doesn’t seem like little thing to me
Apparently this thing is called Context Collapse. Thanks to researchers like @zephoria for giving a name to our anxieties
#anxiety #socialmedia
